martedì 31 ottobre 2023

Karen Blixen: la scrittrice del caffè

karen blixen

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autore: Redazione

Karen Blixen è stata una delle più grandi scrittrici del Novecento, autrice di capolavori, uno su tutti: La mia Africa. In questo articolo vedremo come il caffè sia stato per lei un simbolo di libertà, di creatività e di piacere, e come abbia influenzato la sua vita e la sua splendida opera.

Karen Blixen: scrittrice e coltivatrice di caffè

Eduardo De Filippo, Umberto Eco, Gabriele D’Annunzio e Giuseppe Verdi questa volta devono alzarsi in piedi, togliersi il cappello e assumere un comportamento da veri gentiluomini, magari riservando il posto più comodo del bancone e ordinando una bella tazza di caffè, perché il nostro blog, e più precisamente la nostra rubrica del caffè letterario, questa volta si tinge di rosa per ospitare una grande scrittrice, nonché regina del caffè: Karen Blixen.

Karen Blixen è stata una delle figure più originali e suggestive della letteratura del Novecento. Nata nel 1885 in Danimarca, trascorse molti anni della sua vita in Africa, dove gestì una piantagione di caffè e si dedicò alla scrittura. Ma prima ancora che scrittrice, questa donna straordinaria è stata infatti per lunghi anni coltivatrice di caffè in una fattoria di sua proprietà sugli altipiani del Ngong in Kenya, dove ebbe modo di conoscere, apprezzare ed amare il caffè, nelle sue diverse forme di seme, pianta e frutto, oltre che come bevanda. Karen Blixen giunse in Africa nel 1914, prima dell’inizio della Prima Guerra Mondiale, per sposare Bror Blixen, un suo lontano cugino che l’aveva raggiunta per prendere in gestione la Compagnia Svedese Africana del Caffè, ovvero una piantagione vasta 4500 acri vicina a Nairobi che i promessi sposi avevano comprato perché, come racconta nelle sue memorie questa donna affascinante, "caffè significava oro" e "il mondo chiedeva caffè del Kenya".
In questo articolo, vogliamo approfondire il personaggio della scrittrice attraverso la sua passione per il caffè, che non era solo una conseguenza della sua attività di coltivatrice, ma anche una componente essenziale del suo stile di vita e della sua visione del mondo. Il caffè, per Karen Blixen, era un simbolo di convivialità, di cultura, di raffinatezza.

Karen Blixen: La mia Africa e il caffè

La futura coltivatrice di caffè nacque nell’aprile 1885 a Rungsted, una località della Danimarca situata nella parte nord di Copenaghen, e fu battezzata con il nome di Karen Christentze Dinesen, anche se, per un soprannome che l’accompagnò poi per il resto della sua vita, era conosciuta da tutti come "Tanne".
Detto ciò, in questo articolo non vogliamo soffermarci tanto sui primi anni della sua vita quanto piuttosto, nelle vesti di appassionati del nostro amato caffè, dal suo arrivo in Africa, la terra che fece scoprire alla Bixen questo magnifico prodotto. È dunque da qui che partiremo, dal 1914, anno in cui la scrittrice sbarcò a Mambasa e iniziò la sua avventura raccontata da lei stessa nell’autobiografia "La mia Africa". Da questo libro, e dall’omonimo film tratto da esso, nasce il nostro interesse per il personaggio di Karen Blixen. Il film "La mia Africa" ha una sceneggiatura e una fotografia straordinarie e alcune scene - prima con le piante di caffè in fioritura e poi con le bacche rosse e rigogliose – non possono far altro che emozionare noi amanti del caffè e farci apprezzare ancora di più, in una nuova luce, questo prodotto.
Non si può eguagliare il modo in cui l’autrice, attraverso la sua penna, ci fa conoscere il Kenya, la sua natura, i suoi colori e le persone che lo abitano, così come l’atmosfera che si vive e che si respira su quelle alture. E poi ci sono le meravigliose pagine dedicate al caffè, al suo processo di coltivazione ma anche alle sfide che comporta la raccolta, che sono una delizia per chi, come noi, apprezza il caffè dalla sua origine come pianta fino alla sua trasformazione in chicco. Onestamente non sappiamo, e forse nemmeno ci interessa saperlo, se la nostra scrittrice del caffè preferisse iniziare le sue giornate o rilassarsi bevendo una tazza di caffè piuttosto che di tè. Tuttavia, Karen Blixen compone pagine in grado di descrivere il caffè in maniera davvero unica e originale. Pagine che sarebbe riduttivo e quasi un peccato commentare, e che per questo andrebbero solo riportate:
Coltivare il caffè non è un lavoro lungo, ben diverso da come si immagina quando, giovani noi stessi e pieni di speranze, si portano dai vivai sotto la pioggia dirotta, le cassette con i giovani germogli lucenti, o quando si esce nei campi con tutta le gente della fattoria per sorvegliare come sistemare nei campi le piante una accanto all’altra, nella terra molle che le farà crescere, e, come le circondano da fitti sipari di rami strappati dagli arbusti per proteggerle dal sole, perché il privilegio di tutte le cose giovani è l’oscurità. Ci vogliono quattro o cinque anni prima che rendano, e nel frattempo s’è dovuto lottare con la siccità, con le malattie, con le erbacce che invadono i campi, fitte e sfrontate - il camedrio, dai pericarpi lunghi e scabri che si attaccano ai vestiti e alle calze.
Qualche germoglio è stato piantato male, coi fittoni piegati, e muore proprio quando comincia la fioritura. Se ne piantano poco più di seicento ogni mezzo ettaro, e io avevo una piantagione di trecento ettari; fra i filari, per parecchie miglia, i buoi portavano la mia gente su per i campi, pazientemente, aspettando il premio della loro fatica. La piantagione è bellissima, in certe stagioni. Quando le piante fiorivano, al principio delle piogge, era uno spettacolo stupendo, come una nuvola di gesso nella nebbiolina fine, per più di trecento ettari. Il fiore di caffè ha un aroma delicato e leggermente amaro, come quello dei fiori di biancospino. Quando le bacche mature facevano rosseggiare i campi, anche le donne, i bambini, i totos, come li chiamavamo, venivano a fare la raccolta insieme con gli uomini: alla fine portavano il caffè allo stabilimento vicino al fiume con i carri e le carriole.

Karen Blixen e l’amore per il caffè

La mia Africa” è un testo meraviglioso, non soltanto per il tema che viene trattato, il caffè, ma anche e soprattutto per il modo in cui viene raccontato.
La poetessa americana e critico Judith Thurman, che ha scritto anche la biografia di Karen Blixen, dedica molta attenzione agli scritti di Tanne e soprattutto a "La mia Africa". Ed è proprio riguardo alla descrizione delle piantagioni di caffè che la biografa americana afferma: "La perfezione stilistica, la parsimonia dell’uso del dettaglio e la presenza divina non lasciano dubbi: siamo al di là della greve atmosfera documentaristica, ci troviamo in uno spazio puro che offre minor resistenza a tutto ciò che è ideale”. Judith Thurman, che è una biografa molto riconosciuta nel campo della letteratura, tanto da aver vinto nel 1983 l’American Book Award per le biografie proprio con il libro su Karen Blixen, individua in "La mia Africa" molti aspetti che si possono incontrare nel mondo del caffè e che noi, che lavoriamo in questo settore, viviamo continuamente e conosciamo molto bene. Però, c’è una cosa che dal libro biografico della Thurman non emerge, ed è l’amore immenso che Karen Blixen ha sempre provato per il caffè, nei suoi diciotto anni di coltivazione e non solo, sia nei momenti felici che in quelli più difficili.
Karen Blixen, infatti, in alcuni passi della sua opera riporta:
Alla fattoria coltivavamo caffè. Eravamo un po’ troppo in alto, per il caffè, e si faticava sodo: non siamo mai stati ricchi. Ma una piantagione di caffè, quando si impadronisce di noi, non ci lascia più; rimane sempre qualcosa da fare, si è sempre in arretrato col lavoro.
E poi, sfogliando e perdendosi tra i racconti di quest’opera, è possibile imbattersi in momenti che qualsiasi torrefattore si trova a vivere tutti i giorni, ma che Karen Blixen è in grado di tradurre in descrizioni magiche e affascinanti:
Il grande essiccatore girava e girava, rotolando nel suo ventre di ferro il caffè con il frastuono di ciottoli battuti dalle onde sulla riva. A volte il caffè era asciutto e pronto per essere levato dall’essiccatore nel cuore della notte. Che momento pittoresco, con tutte le lampade antivento nell’enorme stanzone buio delle pareti piene di ragnatele e di loppe! I visi ansiosi dei negri luccicavano, alla luce, intorno all’ essiccatore: lo stabilimento pareva appeso alla notte africana come una gemma all’orecchio di un etiope. Più tardi il caffè veniva sgranato, classificato e scelto a mano, poi messo in sacchi cuciti con un ago da sellaio.
Insomma, "La mia Africa" è un racconto eccezionale, reso tale soprattutto dalle pagine che Karen Blixen ha dedicato alla sua piantagione di caffè. Attraverso queste pagine è facile capire e sentire la passione e l’impegno che, in quegli anni, questa donna mise nella coltivazione del caffè.
Tanne racconta tutto sul caffè in ogni sua sfaccettatura, e ogni sua parola fa arrivare al lettore tutte le sensazioni che lei viveva: dalla prima, quando appena svegliata si dirigeva subito verso le piantagioni, fino all’ultima, quando il caffè abbandonava la sua tenuta. È possibile percepire in modo chiaro questa sua emotività leggendo le seguenti righe:
Finalmente, prima dell’alba, mentre ero ancora a letto, sentivo i grandi carri carichi di sacchi, dodici per ogni tonnellata, tirati da otto paia di buoi, mettersi in cammino su per la lunga, buia salita che portava alla stazione di Nairobi, fra grandi grida e rumore di sonagli e i conducenti che seguivano le bestie correndo. Per fortuna dovevano fare solo quella salita: la fattoria si trovava a trecento metri sopra Nairobi. La sera andavo incontro al corteo di ritorno; i buoi stanchi, guidati da un piccolo toto, avevano la testa penzoloni, gli uomini strascicavano le fruste nella polvere. Il nostro compito era finito. Entro un giorno o due il caffè sarebbe stato caricato su una nave; non ci restava che sperare di venderlo a buon prezzo, nelle grandi aste di Londra.

Karen Blixen e i “Tempi duri”

Nel suo libro, Karen Blixen non si limita a raccontare le gioie della sua professione di coltivatrice. Dedica anche un’intera parte nell’opera, nel capitolo intitolato appunto “Tempi duri”, a descrivere con sincerità le difficoltà che ha dovuto affrontare.
Nonostante il suo quotidiano lavoro fosse animato da un forte amore e da un impegno costante, Karen non ottenne i risultati desiderati. Dovette affrontare molte difficoltà e fece anche molti errori. Questo è quanto ci racconta la sua biografa, Judith Thurman, proprio nella sua biografia dedicata a Karen Blixen: “...veniamo a sapere, in poche righe soltanto, di ben diciotto anni di errori e di lotte, di liti meschine con i mezzadri e di intrighi con i banchieri, degli incredibili alti e bassi nelle quotazioni internazionali del caffè, e dei capricci del clima".
Infatti, nel capitolo "Tempi duri", è la stessa Karen a scrivere:
La mia fattoria si trovava un po’ troppo in alto, per la coltivazione del caffè. Nelle zone più basse, i mesi freddi, si formava sempre la brina; i germogli delle piante di caffè e le giovani bacche appena spuntate, la mattina, diventavano tutte nere e appassivano. Dalle pianure soffiava un gran vento, e anche negli anni migliori non un solo acro produceva la stessa quantità di caffè che i coloni raccoglievano in un chilometro quadrato, nelle zone più basse di Thika e Kiambu ad un’altitudine di milleduecento metri. Non pioveva nemmeno abbastanza, nella regione di Ngong. Per tre volte avemmo una vera siccità, e fu una tragedia. Un anno in cui la pioggia raggiunse un metro e venticinque raccogliemmo ottanta tonnellate di caffè. Un altro anno, con un metro e quaranta, quasi novanta tonnellate, ma i due anni brutti, in cui toccò solo i sessanta o cinquanta centimetri, ne ottenemmo meno di sedici tonnellate. Fu un vero disastro, per la fattoria. Tanto più che, proprio in quel periodo, i prezzi del caffè erano scesi: mentre prima ci pagavano cento sterline alla tonnellata, ora riuscivamo ad averne appena sessanta o settanta. I tempi diventavano sempre più duri. Non potevamo far fronte ai nostri debiti e non possedevamo il necessario per tirare avanti. I miei parenti, che avevano investito parte dei loro capitali nella fattoria, mi scrissero che dovevo venderla. Inventai tutti i trucchi possibili per salvarla.

La seconda vita di Karen Blixen

Karen Blixen esprime nella sua opera “La mia Africa” un profondo affetto per il caffè, per la sua coltivazione e per la sua attività che le procurò tanta gioia, ma che purtroppo non le fruttò ricchezza, anzi, la costrinse a lasciare il Kenya e un paese che considerava ormai la sua casa.
Nel 1931, a causa di alcune perdite economiche, Karen Blixen dovette praticamente svendere le sue proprietà, cedendole a un misero prezzo, e tornare a vivere in Europa. È qui che ebbe inizio la sua seconda vita, quella di scrittrice, che le valse grande fama e che le permise di scrivere una moltitudine di libri e di racconti, tanto da arrivare, poco prima della morte, alla candidatura al premio Nobel per la letteratura. Alcuni dei suoi libri, come Capricci del destino, Racconto D’Inverno, Ultimi racconti e Sette storie gotiche sono stati editi anche in italiano da Feltrinelli o da Mondadori.
Tuttavia, la sua opera migliore, quella in cui ha messo tutta sé stessa, è stata La mia Africa. Un libro in cui ha potuto narrare liberamente dei suoi due grandi amori, l’Africa e il caffè, e che a noi appassionati di questo prodotto ha donato in eredità un vero capolavoro fatto di splendide immagini e racconti.

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