martedì 18 aprile 2023

Eduardo De Filippo: le commedie riguardanti il caffè

Eduardo De Filippo: le commedie riguardanti il caffè

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autore: Redazione

Eduardo De Filippo aveva una passione spietata per il caffè.
All'interno delle sue commedie era in grado di far vivere il caffè, proprio come un personaggio.

In questo articolo approfondiremo le commedie di Eduardo De Filippo in cui il caffè ha giocato un ruolo fondamentale.

Eduardo De Filippo e la passione per il caffè


Eduardo De Filippo è stato uno dei più grandi attori e autori italiani del XX secolo, particolarmente noto per la sua grande passione per il caffè.
Eduardo non fu solo un grande cantore della nera bevanda ma fu un grandissimo appassionato per il caffè: consumatore e intenditore.
Infatti come ogni buon figlio di Napoli, Eduardo non rinunciava alla "tazzuliella e café".

Come drammaturgo inserì spesso il caffè nei copioni delle sue opere, delle sue commedie, tanto da presentarlo in più di una occasione con una rilevanza almeno pari a quella dei suoi personaggi.
Come attore tanto nel teatro che nel cinema - interpretò magistralmente alcune scene in cui motivo centrale era la tazza di caffè. Il teatro di Eduardo è tutto un inno a Napoli e al caffè.

Dal suo monologo:

"In tante strade e vicoli di Napoli, nelle prime ore del mattino si celebrava un rito particolare, indispensabile per le famiglie meno abbienti e per i patiti: si abbrustoliva il caffè, giacché a comprarlo crudo si risparmiava e tostarlo in casa costava solo pazienza e abilità... L'odore del caffè appena tostato, uno degli odori più stupendi che esista, mi seguiva mentre mi lavavo, mi vestivo, mangiavo con appetito " zupp 'e latte" e mentre scendevo le scale...”


Commedie che richiamano il caffè


Eduardo De Filippo è nato a Napoli il 24 maggio 1900 da una relazione adulterina tra Eduardo Scarpetta e Luisa De Filippo, cresce in difficoltà insieme ai fratelli Titina e Peppino a causa della loro condizione di figli illegittimi.

A tredici anni Eduardo De Filippo entra ufficialmente nel mondo del teatro, diventando presto un riferimento fondamentale del teatro napoletano, sia come interprete che come autore.
Negli anni '30, insieme ai fratelli, crea la Compagnia del teatro Umoristico "I De Filippo".

Un importante critico scrisse a proposito dell'Eduardo di quei tempi: "magro come una canna da zucchero, due orecchie da fare impressione, due occhi grandi, allampanati, espressivissimi... a guardarlo tutto, testa, gambe e corpo... era di una comicità irresistibile".

Come autore, firma diverse commedie di grande successo, spesso caratterizzate dalla presenza del caffè: Uomo e galantuomo, Sik-Sik l'artefice magico, Natale in casa Cupiello e Uno con i capelli bianchi.
Successivamente, con lo scioglimento della Compagnia, intensifica la vena di autore creando diversi capolavori: Napoli milionaria, Filumena Marturato, Occhiali neri, etc.
Capolavori o meno, praticamente tutte le sue opere hanno due caratteristiche: Napoli e il caffè.

Il caffè nelle commedie di questo grande amico della bevanda non manca mai. È un costume, un abitudine, una tradizione ed una necessità cui l'autore può darsi inconsciamente, non sa rinunciare.
La tazzina di caffè è come il bisogno di respirare, come la necessità di aprire gli occhi e di chiuderli. Sono cose intrinsiche nella vita del De Filippo, e automaticamente, delle sue commedie e dei suoi personaggi.


Chi è cchiù felice è me?


Nella commedia "Chi è cchiù felice è me?" di Eduardo De Filippo, il caffè assume un ruolo più ambiguo e diventa il motore di una serie di eventi imprevisti.

Il personaggio di Margherita, moglie del protagonista Don Vincenzo, è una donna devota alla famiglia e alla casa, ma che nasconde dei desideri repressi. Quando Riccardo, un giovane dalla dubbia reputazione, si nasconde nella loro casa, Margherita è attratta dalle sue attenzioni e dalla sua ammirazione per il caffè che lei prepara.

La relazione tra Margherita e Riccardo inizia proprio grazie al caffè, diventando il simbolo di una passione incontrollabile. Il caffè rappresenta quindi un elemento di rottura nella routine quotidiana della famiglia, portando alla luce desideri nascosti e comportamenti imprevedibili.

In questo modo, Eduardo De Filippo utilizza il caffè come metafora della vita e dei suoi imprevisti, dimostrando come anche le cose più semplici e quotidiane possono avere un impatto significativo sulle nostre vite.


Natale in casa Cupiello


Nella commedia "Natale in casa Cupiello" di Eduardo De Filippo del 1931, il caffè assume un ruolo fondamentale sin dalla prima scena, il caffè è primattore. Qui, il personaggio di Concetta, la moglie di Luca, cerca di convincere il marito a svegliarsi offrendogli una tazzina di caffè, il che dimostra l'importanza di questa bevanda nella vita quotidiana dei personaggi.

All' alzarsi del sipario, Luca russa profondamente in un lettino, raggomitolato e coperto fino alla testa. Appare la moglie non ancora completamente vestita e con un scialletto di spalle infreddolite. Ha una tazzina in mano e paziente, rassegnata, calma, si avvicina al lato del marito. Chiama Luca, pronta a ripetere il suo invito ad alzarsi chissà quante volte. Concetta, insiste, gli mette in mano la tazzina di caffè. Luca ne beve un sorso, storce la bocca disgustato, e si lamenta del modo con il quale la moglie l'ha fatto.

Testo:

Concè ti sei immortalata!

Che bella schifezza che hai fatto!

Non ti piglià collera Concè.

Tu si una donna di casa e sai fare tante cose.

Per esempio ‘a frittata c’ ’a cipolla, come la fai tu non la sa fare nessuno.

È una pasticceria. Ma ‘o ccaffè non è cosa per te.

Non lo sai fare e non lo vuoi fare, perché vuoi risparmiare.

Col caffè non si risparmia.

E’ pure la qualità scadente: chisto fete ‘e scarrafune…

Il caffè diventa così un pretesto per far emergere i conflitti tra i personaggi. Eduardo De Filippo utilizza il caffè come simbolo della vita e dei suoi problemi, dimostrando come anche le più piccole cose possano avere un grande impatto sulla nostra esistenza.


Questi fantasmi!


La commedia "Questi fantasmi!" scritta nel 1945 da Eduardo De Filippo, racconta la storia di Pasquale Lojacono, un uomo tormentato dalle infedeltà della moglie. Nel corso della trama, Pasquale parla con il suo vicino di casa, il professore Santanna, mentre attende che la macchinetta da caffè napoletana prepari il suo caffè.

Il caffè nel dramma di De Filippo ha un ruolo importante. Pasquale, seduto sul balcone, ha disposto una sedia accanto a sé, dove ha posato una macchinetta da caffè, una tazzina e un piattino. Il caffè diventa così il simbolo della quotidianità e della routine, che viene interrotta solo dai fantasmi che Pasquale crede di vedere nella propria casa.

Il personaggio di Pasquale utilizza il caffè come pretesto per parlare con il suo vicino di casa. La preparazione del caffè diventa un momento di condivisione e di dialogo tra i due uomini. In questo modo, il caffè diventa uno strumento per creare legami umani e sociali, e per superare la solitudine e l'isolamento.

A noialtri napoletani, toglierci questo poco di sfogo fuori al balcone… Io, per esempio, a tutto rinuncerei tranne a questa tazzina di caffè, presa tranquillamente qua, fuori al balcone, dopo quell’oretta di sonno che uno si è fatta dopo mangiato. E me la devo fare io stesso, con le mie mani. Questa è una macchinetta per quattro tazze, ma se ne possono ricavare pure sei, e se le tazze sono piccole pure otto per gli amici… il caffè costa cosi’ caro… (Ascolta, poi) Mia moglie non mi onora, queste cose non le capisce. E’ molto più giovane di me, sapete, e la nuova generazione ha perduto queste abitudini che, secondo me, sotto un certo punto di vista sono la poesia della vita; perché, oltre a farvi occupare il tempo, vi danno pure una certa serenità di spirito. Neh, scusate chi mai potrebbe prepararmi un caffè come me lo preparo io, con lo stesso zelo… con la stessa cura. Capirete che, dovendo servire me stesso, seguo le vere esperienze e non trascuro niente… Sul becco… lo vedete il becco? (Prende la macchinetta in mano e indica il becco della caffettiera) Qua, professore, dove guardate? Questo… (Ascolta) Vi piace sempre di scherzare…. No, no… scherzate pure… Sul becco io ci metto questo coppitello di carta… (lo mostra) Pare niente, questo coppitello ci ha la sua funzione… E già perchè il fumo denso del primo caffè che scorre, che poi e il più carico, non si disperde. Come pure, professò, prima di colare l’acqua, che bisogna farla bollire per tre o quattro minuti, per lo meno, prima di dicevo, nella parte interna della capsula bucherellata, bisogna cospargervi mezzo cucchiaino di polvere appena macinata – piccolo segreto! In modo che, nel momento della colata qua, in pieno bollore, già si aromatizza per conto suo.”

La commedia di De Filippo dimostra come anche le cose più semplici, come una tazza di caffè, possano avere un significato profondo nella vita quotidiana.


Napoli milionaria


"Napoli milionaria" di Eduardo De Filippo è un'opera teatrale che tratta della Napoli appena liberata, durante il periodo del governo militare alleato. Il protagonista, Gennaro Jovine, è costretto a coprire il traffico illecito di generi alimentari della moglie e del suo socio, fingendo di essere morto sotto il grande letto matrimoniale dove la merce viene nascosta. La scena è descritta dettagliatamente, con la cipria cosparsa sul viso di Gennaro, il fazzoletto annodato sotto il mento e i fiori accanto al letto.
Nonostante il pericolo dei bombardamenti e il dolore dei chicchi di caffè che gli si piantano nella schiena, Gennaro resiste alla tentazione di muoversi e viene alla fine liberato dalla polizia.

Eduardo descrive i personaggi ma anche l'improvvisa ricchezza del dopoguerra piovuta nella casa di Gennaro Jovine: "L'enorme stanzone lercio e affumicato, ora è diventato una casa che ha un volto di liduria e di sciccheria fastosa..." e, poi, riferendosi alle mensole di marmo di una parete in mattonelle bianche maiolicate:"Su questa mensola troneggia una enorme e luccicante macchina da caffè....È arrivato insomma, il benessere…”

L'inno al caffè è un elemento costante nella commedia di Eduardo De Filippo, "Napoli Milionaria!". Questa bevanda diventa un mezzo di espressione per rappresentare le situazioni, gli stati d'animo e le emozioni dei personaggi. Nel finale, il caffè simboleggia la riparazione di un rapporto spezzato tra Gennaro e Amalia.

"Gennaro si avvicina alla donna, e con trasporto di solidarietà, affettuoso e sincero, le dice: Teh... Pigliate nu surzo 'e caffè…”

Un atto, una parola e un caffè chiudono in modo stupendo la commedia e lo spettatore intuisce che i due personaggi ritornano a vivere con tenerezza e amore.

Per Eduardo, non era solo una bevanda, un'abitudine o un piacere. Era un interprete dei suoi lavori, quello più espressivo e quello che, più di ogni altro, non si poteva sostituire.

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Caffè Roen e la passione per il caffè



Sul nostro blog di Caffè Roen cerchiamo di diffondere lacultura e la passione per il caffè, proprio come faceva Eduardo de Filippo nelle sue opere.

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